Questa non è una vera e propria "curiosità",
bensì una serie di consigli utili che abbiamo tratto
da un interessante articolo di Stefano Calia, che
ringraziamo.
Andare in bicicletta, in strada o fuori strada, ci espone
alla possibilità di traumi di varia intensità, dal
moscerino nell'occhio (soprattutto in certe discese veloci!) alla
rovinosa caduta in una scarpata.
Per fortuna anche in questo sport vale la regola per cui i traumi
più gravi sono anche i più rari.
In ogni modo, soprattutto nelle gite più lunghe, è
opportuno essere previdenti e portarsi quel che serve per le emergenze:
cose di molta utilità e basso peso.
Non si ripeterà mai abbastanza che anche nelle emergenze
più gravi si deve assolutamente mantenere la calma:
una decisione affrettata e sbagliata può avere conseguenze
gravi.
Una regola fondamentale, che d'altra parte deriva dal buon senso,
suggerisce di non far nulla se non si è sicuri di ciò
che si fa: primum non nocere !!
Vedremo di illustrare le situazioni più frequenti in cui
può essere necessario un intervento immediato, affrontandole
dal punto di vista di chi si trova di fronte ad un ferito e non
è un medico né un infermiere: molte volte la situazione
sembra più difficile di quanto non sia in realtà,
quindi mai spaventarsi, e soprattutto mai spaventare il paziente,
che ha già altro a cui pensare.
Cercheremo di illustrare sinteticamente cosa fare e cosa evitare
di fare nelle speriamo piccole emergenze di noi ciclisti.
Per la natura di questa trattazione saremo assolutamente pessimisti,
ponendoci sempre nelle peggiori condizioni ipotizzabili; nessuno
si faccia impressionare: raramente ci si troverà in tali
frangenti, ma sarà allora che dovremo sapere cosa fare!
L' importanza dei contatti
La diffusione dei cellulari, che sono diventati di basso peso
e con una buona copertura, consente a tutti di portarsi dietro
un mezzo di comunicazione relativamente sicuro. Meglio averne
sempre uno a tiro, con le batterie ben cariche, per un'eventuale
richiesta di aiuto: non dimentichiamo che tramite il cellulare,
chiamando il 118 su tutto il territorio nazionale, oltre un recupero
di emergenza, si possono anche avere suggerimenti di carattere
medico.
Nell'eventualità sempre presente di qualche incidente serio
è meglio anche comunicare a qualcuno l'itinerario scelto
e, nel caso di gite particolarmente lunghe, stabilire in anticipo
qualche contatto telefonico ad ore stabilite: due telefonate in
un giorno, anche solo per dire che va tutto bene, costano sempre
meno di un ritardo nei soccorsi.
Soprattutto: Ricordarsi di comunicare i cambiamenti di
itinerario decisi durante la gita!!!
e non pensate che il cellulare vi dispensi dall' adottare un comportamento
prudente!!!
Cosa serve portare con sè?
Vediamo cosa portarci dietro, con un occhio al peso e l'altro
alle possibili necessità.
1. Naturalmente, parlando di ferite, la prima cosa da avere è
un buon disinfettante: meglio quelli a base di iodio, che
bruciano di più ma sono più efficaci contro i batteri
comuni nelle ferite sporche di terra. In seguito parlando di disinfettante
si intenderà sempre questo tipo di farmaco.
Se il flacone acquistato in farmacia pesa troppo si può
frazionarlo in flaconi più piccoli, purché li si
riempia fino all'orlo e ricordando che le modalità di utilizzo
di questi disinfettanti ne richiedono una discreta quantità
anche per ferite piccole: meglio averne dietro almeno 150 cc.
E ricordare che le macchie di iodio difficilmente si tolgono dai
vestiti.
2. Insieme al disinfettante è bene avere qualche cerotto,
compresse di garza non sterile, un rotolo di tensoplast
(utile per bendare le ferite più grosse, ma buono anche
per immobilizzare le fratture), un paio di pinzette per
rimuovere eventuali spine o altri piccoli corpi estranei penetrati.
Per le gite più lunghe, soprattutto se durano qualche giorno,
può essere utile una confezione di pomata al cortisone.
3. Non devono mancare mai alla dotazione i guanti: i guanti
di lattice sono di facile utilizzo, pesano poco e proteggono la
ferita dal contatto delle mani dell'operatore e viceversa, evitando
un contatto accidentale con il sangue di altre persone che si
dovessero soccorrere: è buona regola averne più
di un paio: possono servire per diversi soccorritori o per cambiarli
quando si rompono, cosa frequente se non si è pratici.
Non serve che guanti e garze siano sterili, perché le ferite
più grosse non potranno essere ripulite accuratamente senza
un minimo di anestesia locale, e non è il caso di lanciarsi
in queste cose senza una buona pratica.
Il tutto pesa circa un chilo, ed il grosso del peso è rappresentato
dal disinfettante. Si può comprimere il necessario in una
borsa relativamente piccola da attaccare alla bici, ma è
meglio avere tutto nello zaino: in una caduta rovinosa il recupero
della bici fa perdere tempo.
Piccole ferite
Normalmente la puntura accidentale di un insetto non provoca
grossi danni, salvo il dolore locale; in casi meno fortunati si
possono avere gravi complicanze, di solito su base allergica.
Se qualcuno viene quindi punto da un insetto (di solito non si
sa a che specie appartenga!), controllare anzitutto le sue condizioni
generali: nei primi minuti fare attenzione all'eventuale difficoltà
respiratoria, visto che, per le condizioni ambientali, non si
può fare affidamento sul calo di pressione o sulla sudorazione
eccessiva per prevedere uno shock anafilattico: se compare una
eccessiva e faticosa ventilazione (atti respiratori rumorosi,
di solito a bocca aperta, con pelle del collo ad aspetto "tirato"
per la forza inspiratoria), con o senza perdita di coscienza,
ci troviamo di fronte ad una delle più gravi emergenze
mediche: contattare quindi al più presto il 118, spiegando
con calma dove ci si trova e cosa è successo, esporre le
condizioni del paziente ed attenersi alle istruzioni che si ricevono.
Se si dispone di un farmaco iniettabile e si è in grado
di usarlo, procedere senza indugio: alcune case farmaceutiche
producono una confezione di antistaminico già caricato
in una siringa automatica: si usa premendola con decisione su
un grosso muscolo (di solito il quadricipite della coscia).
Annotare sempre tutti i farmaci e le relative quantità
somministrate, insieme alle condizioni del paziente ogni cinque
minuti circa: il foglio verrà poi fissato addosso al
paziente al momento del trasporto in ospedale.
Nella maggior parte dei casi tuttavia le punture di insetti provocano
solo dolore, che può essere anche molto intenso: per prima
cosa si deve controllare che il pungiglione non sia rimasto conficcato
nella ferita, ed eventualmente lo si estrae con una pinzetta.
Sulla ferita si applica una pomata cortisonica, se disponibile,
ed un cerotto per proteggerla dal contatto con i vestiti; di solito
non serve pulire queste ferite con lo iodio.
Ferite superficiali
Trattandosi di lesioni con perdita di liquidi corporei, per prima
cosa indossate i guanti di lattice.
Consideriamo superficiali le ferite che interessano solo i primi
strati sottocutanei, senza lesione di organi profondi.
Di solito si tratta di abrasioni o piccoli graffi: queste ferite
di solito si sottovalutano per la loro scarsa gravità,
tuttavia meritano almeno una buona detersione per evitare che
si infettino.
Dopo aver liberato la ferita dai vestiti per esporla completamente
basterà versarvi sopra il detergente allo iodio: il liquido
si deve versare senza strofinare la ferita per evitare che piccoli
corpi estranei possano penetrare più in profondità
invece di essere rimossi. Si copre poi la ferita con una compressa
di garza imbevuta di disinfettante e fermata con un paio di giri
di tensoplast: la compressa di garza dovrà essere molto
più larga della ferita, eventualmente se ne mettono due.
Questa medicazione va rifatta ogni 24 ore circa finché
la ferita non appare ben chiusa (non sanguina e non emette siero).
Se intorno alla ferita compare un alone di arrossamento nelle
ore o nei giorni successivi è meglio sottoporla ad un medico
per una migliore sterilizzazione.
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